La prima scena del film ci introduce alla dimensione fantastica del reale che, per il piccolo Albert, è rappresentata dal circo del Mago Antoine, dove sua madre lavora come ballerina acrobata, partner del mago. Essendosi il padre naturale eclissato poco dopo la sua nascita, sarà proprio il mago a costituire il polo maschile-paterno di identificazione, ricostituendo insieme alla madre la coppia genitoriale mitica.
Il successivo sviluppo della sua storia lo porterà a1 doloroso e storico passaggio dal mito infantile alla realtà umana concreta in cui, superando l'impatto traumatico delle dolorose perdite affettive che ancora imperversano su di lui, poter recuperare l'incanto dell'oggetto d’amore perduto nella muova forma che l'essere ha predisposto.
Così, dopo avere recuperato la coppia genitoriale mitica, questa si infrange nuovamente in modo ancora più devastante del precedente: la madre muore in un incidente stradale sulla via del ritorno a casa. Al funerale, vedendo visi piangenti e tristi, mentre lui vorrebbe leggere il compito scolastico ormai finito che stava svolgendo al momento dell'ultima telefonata della madre, scappa gridando che lei non sarebbe mai stata triste. (II tentativo di rimozione del lutto per risolverlo magicamente è fortissimo).
Resterebbe il padre-mago, ultimo baluardo alla totale scomparsa del mondo, ma questi rifiuta di accoglierlo nel circo col motivo che non avrebbe potuto essere quella casa formativa e stabile di cui aveva bisogno.
Dal tribunale viene allora affidato alla sorella adottiva della madre, donna di colore, che male ha accolto l'invito dell'avvocato testamentario di occuparsi del piccolo, pena l'orfanotrofio. L'eredità mondana si annuncia così estremamente disastrosa se Albert (etimologicamente: uomo illustre, nobile) non avesse in serbo ben altra eredità: Bogus. l'amico immaginario, che nel film non poteva essere meglio interpretato che da un attore dello spessore e della carica umana di G. Depardieu.
Eccoci quindi al tema del doppio transizionale, di cui questo film ci offre un'intuizione impareggiabile circa la sua vera natura e la fenomenologia del suo apparire nello specifico delle situazioni estreme. Sì, perché Albert, lasciando il circo oltre alla casa materna, si trova improvvisamente in una situazione di doppia perdita e doppio lutto, che configura nel suo complesso l'affondamento catastrofico del mondo affettivo-fantastico in cui viveva.
E ad aggravare ulteriormente la situazione c'è il fatto che Harriet, la sorella nera adottiva della madre del bambino, si colloca come carattere e tipo umano, diametralmente all'opposto della madre: non madre per scelta, anaffettiva, scorbutica, materialista, razionale e in perenne conflitto con la società di cui condivide la logica.
Questa madre “cattiva” si presenta così come lo specchio delle contraddizioni e delle lacerazioni in cui giace il mondo iperconcreto dell'uomo “adulto” di oggi. Impossibile, quindi, che possa essere lei ad aiutarlo a ricostruire un mondo vivibile.
L'opera di Bogus si annuncia perciò difficilissima, ma delicato è il suo tocco - nonostante la gigantesca mole - dolce e rassicurante la sua parola, profondamente umana e poetica la sua immagine/presenza.
Guardiamo allora cosa il cinema insegna alla psicoanalisi su questo tema, ma che solo la psicoanalisi contemplativa può leggere.
Bogus è la manifestazione e l’epifania dello spirito, pensiero o riflessione (alla domanda di Harriet su cosa stesse facendo, Albert, su invito di Bogus, risponde “rifletto”), là dove si vede che l'atto del pensiero è sempre un dialogo a due, tra l'uno e l'altro. Bogus è l'altro.
Rispondendo “amico” alla domanda sul significato di “Bogus”, la maestra replica che il termine in inglese vuol dire “finto”, “che non c'è”: ma Albert reagisce con forza affermando che Bogus è invece vero, reale, ed anche in quel momento presente. Interessante come dalla struttura educativa di base della società, si insista a negare l’”evidenza” dell'altro, cioè della nostra radice psicologica più significativa.
Bogus è inoltre spirito “adattativo”, del presente “qui ed ora”: fa di tutto per far accettare il dato di realtà che si è imposto, perché è la verità del momento, che nulla perde però della verità mitica precedente, che anzi conserva. Semplicemente la ridisegna, tessendo la trama della relazione con l’altro/”amico” del momento e strutturando, attraverso questa, lo spaziotempo dell’abitare umano. Tant'è che Bogus appare anche ad Harriet, e la danza che alla fine farà con lei avrà la funzione di riconsegnarla all’amore, rimosso, per la madre (di cui è stata anch'essa orfana in tenera età), affinché possa riconoscersi madre in rapporto al piccolo Albert, e, perché nò, anche di quel “progetto” d'amore verso l'altro maschile che già si è a lei proposto.
Si svela così la vera essenza di Bogus: il pensiero dell'amore infinito che interviene nei momenti estremi di passaggio, quando tutto sembra finito e si tratta di decidere se morire-per-morire o morire-per-rinascere. Lui opta per la rinascita. Questo è il miracolo, la vera magia che nessun mago del circo può compiere, anche perché si può compiere solo in due, e comporta i processi di entrambi e un mondo in comune.