Renato è un uomo solo, senza una casa madre, senza ricordi, ma svolge molto bene il suo lavoro di investigatore privato. Per tutto il film inseguirà una coppia di amanti con la speranza di carpirne le effusioni, il contatto intimo, segreto, in modo che possa essere utilizzato come prova incontrovertibile d'infedeltà da parte del coniuge tradito.
Lo vediamo quasi religiosamente intento a sentire le conversazioni amorose e a osservare le foto scattate da obiettivi fotografici accuratamente occultati nelle camere d'albergo. Là è attirato come le api il miele.
In seguito, all'accusa di Martha (un’anziana signora che essendo fuggita dall’ospizio e avendo smarrito la strada si trova per puro caso nello stesso albergo di Renato) di essere un guardone, risponderà che lui non lo fa per godimento personale, ma per lavoro, che è un lavoro come un altro. Ma è un fatto che quel lavoro gli piace, anche se lo rende cinico sulla realtà dei sentimenti umani, sulla realtà dell'amore. Forse per questo non è in coppia con nessuna donna, per non essere tradito, per non tradire.
L'incontro con Martha è il classico incontro col diverso, con l'alieno, perché non c’è niente per lui di così diverso di Martha, una donnetta anziana, anch'essa sola, emarginata dai figli, smemorata dei riferimenti contingenti per gli esiti della vecchiaia, ma depositaria di una grande memoria, di una grande verità, che è proprio quella dell'amore che varca i confini della vita. L'incontro con Martha è l'incontro con una grande anima in cerca di travaso. E la potenza che promana da questa figura debole, sola, raminga, esiliata, diventa subito evidente. L'impatto, apparentemente impercettibile, è travolgente, la roccaforte Renato trema, vacilla, fino a sgretolarsi completamente, lasciando emergere il cuore.
A livello psicologico, in un'accezione junghiana, Renato incontra quindi un aspetto remoto della sua anima, una figura femminile antica, materna e cristica nello stesso tempo, in stato di abbandono. Per la sua crescita si rende necessario integrarla.
I punti d'identità sostanziale tra i due, che travalicano le pur notevoli diversità, sono: la solitudine, la perdita e la ricerca di qualcosa, la capacità investigativa, la preveggenza, la separazione radicale dalla famiglia d'origine.
Diversi sono gli scenari di grande tensione emotiva e simbolica che si succedono sapientemente, ma ne estrapoliamo solo quattro.
Il primo riguarda la singolarità del loro incontro: finiscono quasi abbracciati nel gabinetto per sole donne di una stazione di servizio ("Ma lei è proprio un uomo!"). Nell'episodio in cui sono costretti a passare la notte insieme nell'auto impantanata in prossimità del bosco, Martha inizia Renato ai misteri del femminile e dell’anima, rivelandogli il contatto oltremondano avuto col nonno appena morto quando era ancora piccola, attraverso la visione del grande cervo venuto a portarlo via dopo che il suo ultimo desiderio è stato realizzato.
Anche il terzo episodio si apre con un imprevisto: Martha gli fa inaspettatamente conoscere la coppia di amanti, avviandolo a una conoscenza "diretta" dell'oggetto del suo interesse. Due coppie, anomale in diverso modo, si trovano così alle stesso tavolo. Nell'ultimo episodio, ritrovata la casa dell’infanzia, Martha viene nuovamente sequestrata dai figli che erano lì ad aspettarla.
Nel giorno in cui s'inizia il dibattimento per il processo d’interdizione indetto per privare la madre dei suoi diritti sulla casa natia, Renato ("Cosa faresti se fossi tu il giudice?",gli aveva chiesto un giorno Martha) si presenta come teste a favore della donna, ma non riuscendo a spiegare perché erano rimasti insieme tre giorni senza denunciare l'accaduto, non riconoscendolo ancora sul piano dell'amore, finisce suo malgrado per confermare la tesi dei figli che chiedevano l’interdizione come forma di tutela.
Si vedranno ancora per un attimo, a distanza, per un’“ultima volta”, mentre leiviene riaccompagnata all'ospizio.
Renato, in crisi, decide non consegnare più il materiale registrato riguardante gli amanti e perde il lavoro. È notte, va a trovare Martha all’ospizio ma trova il letto vuoto e la finestra aperta. La reincontra ancora raminga sulla strada e l’accompagna in macchina alla sua antica dimora, così sembra, ma in realtà siamo già sprofondati nella dimensione archetipica dell’anima, dove diventa possibile realizzare il nostro più forte desiderio, la nostra più grande aspirazione, ciò che in vita ci è stato interdetto.
Si addormentano lì, tutti e due, come due bambini felici. All’alba Renato si sveglia e va a salutare Martha ma non la trova, esce dal portone che si affaccia sul parco e vede un maestoso cervo che gli si avvicina lentamente, lo guarda intensamente, per poi ritirarsi e sparire nella bruma onirica e azzurrognola del bosco alle prime fioche luci del nuovo giorno.
È la saldatura finale, il travaso definitivo, lo sfondamento mitico-prospettico dello spaziotempo. Ed ora la realtà è mutata. E si capisce che l'ultimo desiderio di Martha non riguardava tanto il ritrovamento della casa dell'infanzia, perché le radici familiari sono trascese, nuove vie di parentela sono nate, e la vera casa sono gli altri che si riconoscono dentro e con cui abbiamo potuto assistere al miracolo della nuova fioritura del cuore. È in fondo questa minuta e debole eternità che va salvata.
* Recensione del film Passaggio per il paradiso, di Antonio Baiocco (Italia 1996), pubblicata su Letture contemplative (frammenti della visione) n. 2, anno 1998.