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I grandi film 1997: Un giorno da ricordare
   

Il contesto storico-politico in cui si situa la vicenda è l’America degli anni 30, dove si stanno delineando nuovi scenari per uscire dalla Grande Depressione. Lo slogan che preannuncia la nuova inaugurazione del cinema “La Paloma”, completamente ristrutturato, è “torna a sognare”, messaggio semplice, chiaro, a due forti valenze simboliche: la prima riguarda il prodotto cinematografico, che viene associato al sogno, collettivo in questo caso perché di tutti; la seconda riguarda invece proprio la capacità di sognare, come zona franca, extraterritoriale, come realtà trascendente di per sé terapeutica che permette all’anima che vi ripara di prepararsi alla formazione della nuova realtà umana/sociale che necessita.

Anche per Gennaro Spirito (emblematico nome!), entrato nella fase dell’adolescenza, si prospetta la necessità di dare dei contorni alla sua vita futura. La dimensione simbolica di questo processo interiore è rappresentata dal soldo (equivalente simbolico di scambio e, quindi, della libido) che Gennaro dovrà procurarsi per poter realizzare il desiderio di andare al cinema, e della cui cifra complessiva, la metà esatta gli verrà data in dono dal nonno alla sua morte, come eredità simbolico-spirituale.

La ricerca del denaro porterà Gennaro ad incontrarsi con le due più grandi realtà umane esistenziali: quella sociale del rapporto con il lavoro, e quella interna, individuale, privata, che nell’incontro con la precedente trova il suo limite e la sua misura individuativa, la sua realizzazione o la sua devastazione.

Estremamente significativo è che il nonno condizioni il suo lascito a un impegno che il nipote dovrà assumere per consentire all’avo di liberarsi da un rimorso nei confronti di una sua vecchia fiamma, per averla deliberatamente ingannata circa il matrimonio. Questo scambio di umano gesto di solidarietà farà sì che ciascuno si costituisca per l’altro come uno psicopompo (figura iniziatica che accompagna l’anima nei processi di transizione) nell’aiutarlo all’oltrepassamento di una soglia: l’adolescenza per il ragazzo e la morte per  il vecchio.

Colpisce il fatto che questa morte, pur essendo evento atteso e annunciato, non venga mai nominata, ponendosi così come il più macroscopico interdetto linguistico (tabù) del nostro tempo. Ma pur di morte bisogna parlare, altrimenti non si riesce neppure a immaginare la vita stessa.

Dalla mattina in cui il nonno gli comunica la sua morte imminente, alla sera in cui questa avviene, gli eventi di maggior incidenza drammatica, che in un crescendo d’intensità introducono il ragazzo ai misteri della vita adulta, sono sostanzialmente due.

L’incontro col medico pedofilo che era venuto a visitare il nonno è senza dubbio l’insidia peggiore per l’anima del fanciullo in via di maturazione, perché un precoce contatto sessuale con l’adulto è in grado di operare un dirottamento della libido difficilmente sanabile, e un’iniziazione violenta al lato oscuro dell’uomo passibile di bruciare la nascente capacità di contenimento e d’elaborazione, fondamento, come diceva Freud, della civiltà umana. Il pericolo viene sventato dal suicidio della moglie del medico, che paga con la vita una vita senza amore, e che rappresenta per il ragazzo la fine delle fantasie inconsce incestuose.

Il processo trasformativo entra nel vivo portando a compimento l’atto riparativo richiesto dal nonno nei confronti di Guendolina. Seconda e più ardua prova nei confronti di un femminile inquietante, qui colto nel suo aspetto più terrifico che seduttivo, e quindi rappresentante simbolico della madre negativa e castrante, con cui il giovane Spirito deve confrontarsi per riuscire a realizzare il progetto di superamento dell’umano dalle strettoie in cui vive. (Lasciamo ai lettori la comprensione del significato simbolico di questa riparazione)

Ma è nel rapporto con la madre e col nonno, in tensione continua tra dipendenza e autonomia, che Gennaro troverà la forza e le indicazioni utili per adempiere al compito a cui è chiamato. Dopo queste due drammatiche esperienze, rapportandosi alla madre in modo più maturo e dialogico, questa gli confida degli incontri che faceva nel sogno col marito morto, e del dolore provato per la perdita di quel sogno dopo aver accettato il consiglio di tutti di rassegnarsi all’evidenza della realtà materiale oggettiva, in cui, negli stenti per tirare avanti, vive ormai come segregata e senza più nessuna speranza di un domani migliore.

Se è la madre che mostra al figlio qual è il limite della condizione umana da superare, è però il nonno a mostrare allo stesso, anche concretamente, come si fa a trascenderlo. L’ultimo insegnamento riguarderà infatti la differenza tra bisogni e desideri (“la pancia ha bisogni, il cuore ha desideri”), cui seguirà la richiesta della promessa di non smettere mai di desiderare col cuore. E’ questa la porta per accedere a quella condizione in cui l’impossibile diventa possibile.

In un sol giorno Gennaro Spirito riesce a compiere un processo trasformativo di enorme portata, che a un adulto, pur con doti elevate,  sarebbe consentito solo nell’arco di diversi anni: merito dell’adolescenza, anzi del cinema, anzi del desiderare col cuore!

 

© Baldo Lami

* Recensione del film Un giorno da ricordare, di James Foley (Usa 1997), pubblicata su Letture contemplative (frammenti della visione) n. 4, anno 1999.