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incollamento omero e fibromiosite 14 Marzo 2007

Posted by Baldo in : muscoli nervi e ossa , trackback

È cominciato prima con un dolorino sordo alla spalla all’altezza dell’omero, poi nel giro di un mese avevo tutto il braccio bloccato con un dolore costante giorno e notte. Se tentavo di sollevare il braccio, si alzava, unitamente all’omero, di neppure di 10 cm. Di notte non riuscivo più a dormire, solo una doccia bollente prima di andare a letto mi leniva il dolore per una mezz’ora. La situazione mi sembrava un po’ diversa da quella già sperimentata in passato con una periartrite scapolo-omerale.

Il dottore di famiglia pensando invece a una periartrite mi prescrive una radiografia che non mostra nulla di patologico e degli antidolorifici e antinfiammatori, che ho preso inizialmente per una settimana senza alcun esito e che interrompo per non scassarmi lo stomaco.

Un fisioterapista consultato successivamente propende per una miosite o mialgia acuta (dolore muscolare) e mi consiglia una fisioterapia riabilitativa al braccio che interrompo praticamente subito perché dolorosissima. Non si trattava di soli muscoli, ma sarà costui a darmi l’indicazione giusta: “dovresti cercare nei mesi addietro il fattore che può averti causato questa cosa”.

Intanto vado da un chiropratico tedesco, da cui a suo dire andavano medici da tutto il mondo a studiare il suo metodo di cura, che dopo avermi fatto sdraiare prono su un lettino dice a mia moglie: “vede signora la causa del suo male: ha una gamba più lunga dell’altra di 5 cm. Deve imparare a camminare correttamente”. Io gli chiedo di verificare, mi alzo e mi rimetto giù prono, ma adesso era più lunga l’altra gamba. “Ma lei mi vuole prendere in giro?”, mi dice arrabbiato col suo forte accento teutonico. “No”dico io, “solo che ne ho abbastanza”, prendo mia moglie esterrefatta, pago ed esco di corsa.

Allora vado da un medico agopunturista, che dopo avermi osservato con molta cura mi dice che era meglio non fare alcun trattamento e mi consiglia di recarmi subito a fare una stratigrafia alla spalla. Il nome che scrive nella prescrizione radiografica saprò in seguito trattarsi una forma di cancro molto aggressivo. Comincio a essere seriamente preoccupato, ma non faccio la stratigrafia, primo perché non voglio beccarmi una dose massiccia di radiazioni, poi perché indagando nei mesi precedenti alla ricerca del possibile fattore scatenante, mi viene in mente che in effetti due mesi prima, per un’attività molto difficile da spiegare, sono rimasto sollevato (peso 68 chili) su un solo braccio, quello dolorante, per oltre un quarto d’ora. Se era questa la causa, un trauma articolare dovuto allo stress fisico-meccanico, il cancro forse non c’entrava niente. Questa scoperta mi solleva un po’, anche se resto preoccupato.

Finché un giorno, mentre sono in un negozio a fare una fotocopia, sento l’operatore che parla al telefono con un amico raccontandogli gli stessi sintomi che avevo io, e che un bravo fisiatra gli aveva fatto un intervento chirurgico che l’ha guarito completamente da una sofferenza che si protraeva da oltre un anno. Sono sempre attento alle “coincidenze”, gli chiedo il nome dell’ortopedico, ci vado, ho subito una buona impressione, mi fa fare degli esercizi con le braccia, poi mi dice che si tratta di un incollamento della capsula omerale che occorre sbloccare non con l’intervento chirurgico, e mi manda da un riabilitatore forse neppure diplomato ma con molta esperienza e umanità. Di lui sento di potermi fidare e mi lascio manipolare: mi fa vedere le stelle, ma dopo un mese o due di sofferenza estrema alla fine l’articolazione si sblocca: finalmente potevo rialzare il braccio in verticale, toccare il cielo!.. Ma il dolore restava!..

Il fisiatra allora mi fa un’infiltrazione, un’iniezione di una miscela molto forte di soluzioni lenitive direttamente nella congiunzione articolare, ma niente da fare, così ricomincio a preoccuparmi e mi rimetto in ricerca. In una farmacia omeopatica trovo un tavolo con una ventina di libri di rimedi ai vari mali, ne prendo uno sui reumatismi e lo sfoglio leggendo qua e là, poi lo compro perché mi sembra che fa al caso mio. Vi si descrivevano diverse affezioni di tipo reumatico tra cui la fibrosite, di cui non avevo mai sentito parlare: sembrava proprio quello il male di cui soffrivo. Sette le possibili cause indicate, tra cui “problemi di origine meccanica nella spina dorsale (dolori riflessi)” e, nuovamente, il cancro.

Torno dal fisiatra e gli chiedo se per caso non ho anche la fibrosite, mi guarda come se lo avessi spiazzato, ma si riprende subito e mi dice: “sì può darsi, una fibromiosite”, e mi rimanda dal simpatico vogator di stelle con la prescrizione di un altro tipo di massaggio, non doloroso questa volta e integrato con una terapia al laser (anche prima c’era una terapia aggiuntiva, ma con gli ultrasuoni credo). Dopo i primi due trattamenti ho cominciato ad avvertire dei benefici, il dolore stava calando sempre più sensibilmente man mano che procedeva la terapia, così dopo un mese il dolore era cessato completamente: guarito! “Va, adesso puoi volare!” mi ha detto il fisiatra. Non mi sembrava vero, tornavo a rivivere, cambiato nella mente e nel cuore!

In tutto la mia odissea nel tunnel del dolore sarà durata sei mesi. Ognuno degli specialisti contattati ha visto solo una parte del disturbo reale che avevo e, chi più chi meno, ognuno mi è stato di aiuto, ma se non ci pensavo io a cercare di scoprire il mio male nella sua interezza stavo fresco!

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