Psicosomatica (2): In principio era la pelle
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(...) Ma veniamo alla pelle, che ci interessa più da vicino, cercando di individuarne il linguaggio simbolico, la sua peculiare intelligenza, attraverso le interconnessioni anatomo-funzionali che la caratterizzano.
La cute rappresenta l’organo più esteso del corpo umano, con una superficie nell’adulto di circa 6 m². Manto meraviglioso! Ma la meraviglia continua, perché un centimetro quadrato di questo manto contiene: 100 ghiandole sudoripare, 15 ghiandole sebacee, da 100 a 500 corpuscoli sensitivi, 1 metro di canali vascolari, 4 metri di cavi nervosi e 3 milioni di cellule. La sua origine si perde nella notte dei tempi, poiché si trova già tutto in potenza contenuto nell’ectoderma, che è il primo dei tre foglietti embrionali, insieme, attenzione, a un suo altrettanto potenziale “gemello”.
A metà della terza settimana dello sviluppo dell’embrione umano, infatti, l’ectoderma, dà origine agli abbozzi di due diversi sistemi: quello nervoso e quello cutaneo superiore (l’epidermide). La comune origine embriologica ne giustifica quindi l’analogia funzionale, continuando a promuovere una più o meno occulta interazione.
Il concetto di “Io” (”Io sono questo e non quest’altro”) si sviluppa proprio a partire dalla nostra pelle, che dagli albori della nostra vita ci invia continui messaggi sensoriali che ci permettono di discriminare puntualmente il mondo esterno da quello esterno.
All’inizio siamo ciò che tocchiamo, ma in seguito impariamo a distinguere sempre più nettamente il soggetto dell’esperienza dall’oggetto esperito. La pelle è il confine della nostra sfera individuale, che ci separa inesorabilmente dal mondo esterno, ma è anche quel medium altamente sensibile che ci permette di entrarvi in con-tatto per realizzare quelli scambi indispensabili a ogni processo vitale.
Allo stesso modo possiamo dire che l’Io è la pelle del nostro mentale. Nei pazienti schizofrenici assistiamo alla rottura di questa “pelle psichica”, con la conseguente perdita della propria delimitazione ed “emorragia” dei contenuti psichici profondi. “Senza pelle” è infatti l’indicativo titolo di un interessante film di Alessandro D’Alatri del 1994, che narra le peripezie erotico-sentimentali di un giovane psicolabile.
Nel corso del suo sviluppo, la psicoanalisi si è andata sempre più avvicinando allo studio di quelle aree precoci dello sviluppo umano che connotano l’esperienza psichico-aurorale. Di questa feconda e affascinate ricerca mi limito qui a ricordare, per restare aderente al tema della pelle, solo il contributo originale di Didier Anzieu col concetto di Io-Pelle, di un contenitore cioè della vita psichica, l'Io appunto, che ha radici profonde nella pelle del bambino e della pelle biologica conserva alcune funzioni fondamentali.(1)
In chiave psicosomatica, dunque, l’analogia Io-pelle rende noto della spiegazione di certi disturbi cutanei, in quanto rappresentazioni analogico-simboliche di situazioni che non possono essere adeguatamente espresse dall’Io.
La pelle si presta quindi a funzionare come una pellicola su cui vengono impressionati i diversi contenuti mentali inconsci e, contemporaneamente, come lo schermo su cui vengono proiettati per rendersi visibili a tutti gli “interessati”. E’ interessante notare che la parola “film” non è altro che il corrispettivo inglese del nostro “pellicina”. Preziosissimo e immaginifico telo! Numerose condizioni emotive si imprimono ed esprimono dunque su di esso, nei modi, nelle forme e nei colori più svariati. (...)

© Baldo Lami

* Parte centrale dell'articolo La singolarità psicosomatica pubblicato su Scienza e Psicoanalisi (Rivista multimediale di psicoanalisi e scienze applicate) il 15 settembre 2003.

Note:
(1) D. Anzieu, L’Io-pelle, Borla, Roma 1987; e successivi sviluppi in: L’epidermide nomade e la pelle psichica, Cortina, Milano 1992; Il pensare. Dall’Io-pelle all’Io pensante, Borla, Roma 1996; Gli involucri psichici, Masson, Milano 1997.


Autore: Baldo Lami - data: 2003-09-15 tag: pelle psicosomaticadellapelle

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