Breve storia del daimon
      Stampa questa pagina Torna elenco articoli

Di etimologia incerta, forse legato al verbo daiomai, "spartire", "distribuire", che lo significherebbe come "chi assegna o distribuisce il destino", daimon è un termine dal significato oscuro e spesso ambiguo.
Nell'Iliade può designare al plurale (daimones) l'insieme degli dei olimpici, oppure singole divinità come Afrodite. Nell'Odissea invece, individua talvolta una potenza oscura e malvagia che si impossessa dell 'uomo. Più frequentemente e genericamente, esso esprime però il potere divino, o l'idea stessa del divino, che, anche se in certi casi viene a coincidere con qualche specifica divinità, non può essere con quella confusa: daimon non è intercambiabile con theos, "dio".
Forse per la sua stessa genericità e nebulosità semantica, la nozione di daimon descrive una potenza anonima che suscita angoscia, invisibile e non rappresentabile plasticamente. Ma già con Esiodo, i daimones cominciano a configurarsi come potenze intermedie tra gli dei, gli eroi e i mortali, mantenendosi tale concezione pressoché invariata fino a Socrate e a Platone, dove viene però ulteriormente sviluppata: il daimon è anche il compagno scelto nell' Ade dall'uomo prima di cominciare la sua esistenza terrena e che, dopo la morte, guida l'anima sino al luogo in cui deve essere giudicata.
Sulla scia del De genio Socratis di Plutarco, Apuleio pubblicò in De deo Socratis un'interessante teoria sul daimon: egli dice che gli dei della religione ufficiale sono troppo lontani dagli uomini per occuparsi veramente di loro. L'uomo perciò resta solo di fronte all'ignoto e non può portare davanti agli dei le sue preoccupazioni e le sue pene. A questo punto intervengono i daimones, cioè i demoni nel senso positivo della parola, presentandosi così come i modelli archetipici di quelli che più tardi saranno gli angeli nel Cristianesimo: messaggeri, portatori delle preghiere degli uomini, intermediari e ambasciatori tra il cielo e la terra.
Già nell' antichità quindi, ogni individuo aveva il suo proprio daimon, termine che Apuleio traduce opportunamente con la parola latina genius. Si pensava che era proprio il genius a rendere genialis, e che se una persona riusciva a coltivarlo durante la sua vita, lo stesso, dopo la morte, si evolveva in una forma più nobile chiamata Lare, divinità domestica, benefica e protettrice. In caso contrario, esso diventava una Larva o spirito malvagio.
Apuleio afferma che certe personalità eccezionali come Socrate o Esculapio, raffinarono il proprio daimon al punto che esso finì per diventare una parte autonoma e visibile di loro stessi, acquistando dopo la loro morte i caratteri di una divinità locale o collettiva. L'idea e la percezione del daimon sembra comunque attestata in tutte le culture antiche, riuscendo a incorporarsi (centralmente o perifericamente) nelle grandi religioni tradizionali. Nell'Induismo, per esempio, è noto col nome di Atman, l'aspetto individuale di Brahman, o Sé universale. Nell'Occidente laico moderno, è giunto invece filtrando attraverso due principali medium: quello scientifico-umanistico e quello artistico. Viene infatti immediatamente recepito dalla psicoanalisi, dove è stato di volta in volta identificato con i concetti di "anima", "animus", "ombra", "alter-ego", "doppio" o "sé".
Una lettura junghiana più precisa lo definirebbe come la forma preconscia dell'individualità, intesa come "io" preconscio e "sé" preconscio insieme, ossia come il nocciolo della personalità totale. Mentre J. Hillman, ne Il codice dell'anima, rielabora e amplifica la trattazione platonica esistente al riguardo denominandola "teoria della ghianda". La ghianda è l'immagine guida del nostro destino, che l'anima si sceglie prima di nascere affidandola non al nostro "io", ma a un "altro", il daimon appunto, che ha il preciso compito di renderla operante, liberandola al momento opportuno e sfruttando allo scopo ogni possibile situazione, buona o cattiva che sia. "L’io non è padrone in casa sua", diceva sgomento Freud, "Je est un autre" (io è un altro), diceva esaltato Rimbaud, in accordo con Verlaine, e ripreso da Picasso che lo riferiva a sé come il suo demone creativo, tormento ed estasi della sua vita (insieme alle donne!).
In anni recenti, anche la filosofia, sia pure "debolmente", è sembrata aprirsi all'accoglimento di questo mistero "psicospirituale" con un testo di M. Cacciari, L'angelo necessario, in cui però l'autore distingue nettamente l'angelo dal daimon: quest'ultimo chiama dall'idea alla forma, per questo è perentorio; l'angelo chiama invece dalla forma all'idea, per questo è leggiadro. Da buon filosofo, Cacciari vede l'oltre solo nell' angelo, mentre dal nostro punto di vista (lettura simbolico-contemplativa) sono entrambe figure-ponte tra il visibile e l'invisibile, due aspetti di una medesima realtà dello spirito in rapporto all’anima, sia pure polarizzati in senso opposto. Ma non esiste l'uno senza l'altro, fermo restando che è comunque il daimon che spinge all’individuazione (il compimento, secondo Jung, del proprio compito nel mondo).
A questo proposito, sarebbe interessante e molto educativo per tutti noi poter rileggere la storia di Gesù come la storia archetipica del soggetto umano in grado di trascendere la sua finitudine grazie alla doppia interlocuzione con l' angelo-daimon.
Potrebbe sembrare una cosa riservata solo a pochi "eletti", ma l'esperienza del daimon è veramente molto più comune di quel che non si creda, basti pensare che Eros nel mondo antico (vedi Platone nel Simposio) era considerato più un daimon che un dio come gli altri. E dell'amore prima o poi facciamo esperienza tutti, solo che viene poi confinato e riferito soltanto a quello specifico vissuto, oltretutto molto episodico, dell' innamoramento, anziché considerarlo un esempio di trascendenza a variabili infinite nello spazio e nel tempo. E quando nella nostra vita irrompe Eros, il dio di tutti i daimones, daimon esso stesso, è sempre il kairos, il momento giusto. Il momento giusto di morire... e quindi di vivere!

© Baldo Lami

* Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 7, Milano 2000


Autore: Baldo Lami - data: 2000-09-21 tag: anima angelo daimon

Le attività
 
Rassegna film d'anima
Sostegno psicologico abuso
Genogrammi familiari
Psiconcologia
Psicoembriogenesi
Immagini dell'aldilà
Angelica Mente
Mi curo da solo

Prossimo evento

Nessun evento in programma