I grandi libri: "Summerhill. Colline d'estate"
di Alexander S. Neill
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“Summerhill, una proposta contro la società repressiva”, è già alla sua seconda edizione in Italia a un anno di distanza. Alexander S. Neill, pioniere dell'educazione per una società diversa, riferisce e discute una pratica educativa di anni, basata sui principi della libertà individuale e della maturazione collettiva e sulla conoscenza della realtà dei bisogni del bambino alla luce dell’insegnamento freudiano e reichiano e di un nuovo umanesimo integrale.
Strutturato come un manuale di pedagogia esprime i risultati di 45 anni di esperienza nel campo dell'educazione antiautoritaria. E' un libro per tutti coloro, giovani genitori, giovani insegnanti, giovani educatori (e per tutti coloro che giovani vogliono essere nelle idee e nella pratica), che sono convinti che sia possibile trasformare il pauroso panorama dell'educazione infantile in Italia, per le sue escrescenze fatte di mammismo e di irritante retorica. Il lettore più tradizionalista magari sobbalzerà a leggere i capitoli che l'atteggiamento della scuola nei confronti del sesso e dei problemi sessuali dei ragazzi, ma è chiaro che il libro non è stato scritto per lui ma contro di lui, contro un modo di pensare e di vivere di cui egli è prigioniero e complice. A questa rivoluzionaria proposta l'educazione tradizionale, come quella progressista, è chiamata a rispondere, col suo grave carico di una umanità sempre più incamminata verso la nevrosi di massa, con un potenziale sempre maggiore di istinti autodistruttivi e di incapacità quasi biologica di essere felice.
L'autore, che è stato in analisi da Reich, non è però pessimista: il nome stesso di Summerhill, collina d'estate, è un auspicio, una speranza di un mondo migliore. È poi sorprendente notare come scritti cosi densi d'amore e di profondo rispetto per i diritti del bambino, che sono bisogno vitale di giocare e di essere felice, di un senso cosi genuino della vita e di humour, attributo indispensabile al buon educatore, possano essere scaturiti da un uomo di 87 anni, nonostante la materia incandescente. “Summerhill, la scuola terribile che insegna segna la libertà, (…) scuola ribelle tollerata a fatica dall'Inghilterra, (…) tremenda o ideale secondo i punti di vista, che parla liberamente di sesso e garantisce la libertà più assoluta a chi la frequenta, costituisce da anni il rompicapo dell'Inghilterra. Un caso anche per i pedagoghi di tutto il mondo che naturalmente si sono schierati su fronti difficilmente conciliabili (…). Il trattamento da choc è tipico per tutti a Summerhill, a cominciare dal direttore Neill (…)”. Questo il commento de Il Giorno del 6.3.1971, che sotto un apparente oggettivismo si preoccupa di insinuare l'idea di come una scuola simile, con la sua fissazione della libertà totale, tutto sommato incute spavento. Ed è certo che può incutere spavento agli adulti, con la loro falsa sicurezza, non ai bambini, non alle ragazze e ragazzi di Summerhill, che sono cosi contenti di viverci che molto spesso preferiscono rimanervi per le vacanze estive anziché tornarsene a casa dai loro genitori. Qui infatti non si punisce mai per nessun motivo e qualunque cosa si faccia. Si sa che la punizione è sempre un'offesa alla personalità del fanciullo, poiché egli, che cerca amore, identifica nella persona che lo rimprovera una carica d'odio che lo costringe a rispondere con odio. Una decisione di punizione (quanto mai rara del resto), come qualsiasi altra decisione che riguardi la vita interna dell'istituto, viene presa solo da tutta la comunità riunita in assemblea, una specie di parlamento scolastico dove il voto del bambino vale quanto quello del direttore.
Geograficamente Summerhill ha sede vicino a Leiston sulla costa orientale inglese, a 170 chilometri da Londra. È una istituzione privata che ospita una sessantina di allievi ambosessi dai 4 ai 18 anni in internato completo, non solo inglesi ma molti di essi anche americani e di altri paesi. In collaborazione con la moglie e con un gruppo di insegnanti-educatori, convinti assertori dei principi non repressivi e di “non dirigenza”, Neill sta portando avanti una straordinaria e affascinante esperienza di recupero umano che, nell'ambito più generale di tutte le tematiche contestative caratterizzanti quest'ultima parte di secolo, trova una sua personale collocazione e forza d'urto.
“La concezione pedagogica di A.S. Neill si può definire come teoria organismica dello sviluppo: scopo della vita è la felicità individuale! consistente nella piena unificazione dell'individuo con i suoi desideri. La società assume un volto inevitabilmente repressivo, imponendo fin dall'inizio, tramite l'educazione, la rinuncia al desiderio e alla sua soddisfazione. L'educazione al servizio della società è contraria alla vita e alla felicità, finendo con l'essere un'educazione per la morte e l'infelicità. Sulla scorta di Sigmund Freud e, più ancora, di Wilhelm Reich, Neill proclama rousseauianamente un'antropologia radicalmente ottimista e naturalistica. Il bambino è per sua natura buono, l'educazione non repressiva non potrà, pertanto, che condurre a una pacificazione perfetta e completa dell'individuo con se stesso, con la natura e con gli altri. La scala dei valori deve essere rovesciata: la gerarchia deve essere soppressa, la soddisfazione dell'impulso non deve venire contrastata, il gioco è ben più importante, sul piano psicologico, del lavoro: l'essenza dell'attività pedagogica consiste nel non intervento, il piacere è assai più costruttivo del dovere, l'educazione deve rifiutarsi di mettersi a disposizione della società e delle sue mire alienanti.” Luminosa sintesi del pensiero neilliano che Cesare Scurati fa nella rivista L'Educatore Italiano (n. 34), contrapponendo la nuova dinamica sociopsicologica che ne scaturisce all'attuale quadro pedagogico-scolastico, invero, deficitario e aberrante.
Psicoanalisi e scuola: è possibile una comprensione reciproca o c'è un contrasto ideologico insormontabile? Secondo Fürstenau, autore di Educazione o condizionamento?, altro prezioso contributo alla puntualizzazione della posizione psicoanalitica nei confronti della scuola in quanto istituzione educativa, la scuola è contraddistinta dal prevalere degli aspetti formali e razionalizzati, i soli funzionali al tipo di società in cui è inserita e per i quali i rapporti fra i soggetti risultano inibiti nella loro spontaneità ed umanità. Questa situazione contraddittoria, matrice di tensioni e conflitti di ogni genere, si fa più macroscopica quanto più piccoli sono gli oggetti da disciplinare. “I bambini, infatti, compromettono con la loro presenza il controllo dell'adulto sui propri impulsi, richiamando in causa tutte le problematiche personali profonde. L'insegnante non farà altro allora, che rivivere nella sua esperienza di disciplinatore del comportamento altrui, il suo stesso rapporto con i genitori e con l'autorità in genere. L'educatore si trova cioè di fronte a due bambini: quello che deve educare, che gli sta di fronte, e quello represso che gli sta dentro. Più che educare e guidare gli alunni, in tal cso egli difenderà da loro i propri impulsi che sente minacciati.”
È il dito nella piaga, se ne scorgono le profonde implicazioni sociali ed esistenziali, e i problemi sollevati, per una società cosi strutturata, sono certo dei rompicapi irrisolvibili. Eppure è cosi semplice ci risponde Neill: “Concedere la libertà significa concedere amore. E solamente l'amore può salvare il mondo”.
La consolazione che si ha, leggendo Summerhill, è che questa ancestrale, testarda utopia, durerà almeno quanto questo mondo che non ama la vita… Se non di più!

© Baldo Lami

* Recensione del libro Summerhill. Una proposta contro la società repressiva, di Alexander S. Neill, pubblicata su La scuola domenicale (Rivista dell'Associazione Insegnanti Evangelici), Milano, Agosto 1971


Autore: Baldo Lami - data: 1971-08-19 tag: summerhill alexanderneill pedagogiareichiana

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