Le pitture di Enrico Martarello
"Le forme dell'amore universale"
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Sappiamo che gli gnostici distinguevano tre categorie di persone: gli "ilici", esseri molto terrestri, materiali; gli "psicnici", più evoluti dei precedenti ma inferiori rispetto alla categoria più elevata rappresentata dagli "pneumatici", gli unici veramente provvisti di quella sostanza divina che deve essere ricuperata per la stessa salvezza di Dio. 

Ora "pneuma" in greco vuol dire "soffio", e il soffio da tutte le tradizioni è assimilato allo spirito, la sostanza divina universale contenuta nell'individuale che, una volta redenta attraverso l'attività dello spirito e della gnosi, viene restituita alla purezza originaria del Pleroma.
Guardiamoli allora da vicino questi "esseri pneumatici" del pittore Enrico Martarello, sicuri, se lo facciamo con l'occhio interiore, di non turbare minimamente la loro magistrale composizione: per chi dovrebbero rappresentare se non per noi?
Innanzitutto ci colpisce subito un rapporto per noi insolito tra la dimensione del corpo e le sue estremità, testa mani e piedi, che ci sembrano estremamente ridotte rispetto allo stesso: espressione questa che, letta in chiave simbolica, ci parla di un 'economia tra interiorizzazione ed esteriorizzazione decisamente a favore della prima.
In un secondo momento notiamo l'apparente assenza dei caratteri distintivi del sesso. Ci troviamo quindi in presenza di androgeni che, a ben vedere, ci rimandano una sottile e pervasiva sensualità, segno che a livello spirituale non è che il sesso non esista, ma che esso è bensì una qualità dell'energia non percepibile coi cinque sensi.
Ma il fatto senz'altro più interessante ai fini di una "corretta comprensione", ed anch'esso evidente in prima istanza, è costituito dagli "occhi cavi", indice inequivocabile che questi esseri, in aderenza alla nostra individuazione di "pneumatici", dentro sono vuoti. Ma il vuoto interiore, espressione massima dell'ascesi in tutte le tradizioni, è essere privi di contenuti personali, individuali, egoici, per essere soltanto luogo della presenza dell'unico grande vivente.
Figure leggiadre ed eteree, armonie ed armoniche dello spazio e del tempo infinito, queste entità metafisiche, che soggiornano in piani altrettanto metafisici, eseguono per noi le loro performances di vita, e di tanto in tanto ci guardano, senz'occhi, mute.
La loro apparizione è sorprendente in un'epoca come la nostra, ricca, al di là di ogni placebo ufficiale, di segnali apocalittici. Quale presagio allora, quale messaggio possiamo cogliere sui loro enigmatici volti, in risposta alle numerose domande che d'improvviso ci sono state evocate?
O sono loro che ci interrogano?

© Baldo Lami

* Recensione pubblicata sul catalogo dell'opera di Enrico Martarello Il palcoscenico della vita. Mostra rievocativa in memoria dell'artista, Comune di Caslino d'Erba, 19-27 giugno 1999


Autore: Baldo Lami - data: 1999-06-19 tag: enricomartarello

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