Miti d'oggi (2): Il Grande Fratello
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Forse non tutti sanno che "Il Grande Fratello " è un’allegoria inventata da George Orwell, nel suo ultimo romanzo "1984" (scritto nel 1948. Interessante la sola inversione delle due ultime cifre, lasciando invariato il secolo!), in cui lo scrittore inglese porta alle estreme conseguenze la sua avversione a ogni tipo di totalitarismo con un’immagine avveniristica tanto terrificante quanto plausibile della società mondiale.

Forse è utile conoscerne la storia. In un prossimo futuro del mondo il potere si concentra in tre immensi superstati. Al vertice del potere politico in uno di essi c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha mai visto di persona, ma il cui volto è raffigurato in grandi manifesti affissi ovunque. Gli slogan politici ricorrenti sono: "La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L’ignoranza è forza". Il Ministero della Verità nel quale lavora il personaggio principale, Winston Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Sebbene sia tenuto sotto controllo dalle telecamere, Winston comincia però a condurre un’esistenza ispirata a principi opposti: tiene un diario segreto, ricostruisce il passato, s’innamora di Julia, una collega di lavoro, e dà sempre più spazio a sentimenti individuali. Insieme a un compagno di lavoro, Winston e Julia iniziano a collaborare con un’organizzazione clandestina detta Lega della Fratellanza, non sapendo che il loro compagno è una spia che fa il doppio gioco. Arrestato, torturato e sottoposto a un’indicibile processo di degradazione, Winston finisce per denunciare Julia. Ma l’ex fidato amico gli dice che non è sufficiente confessare e sottomettersi: il Grande Fratello vuole avere per sé l’anima e il cuore di ogni suddito prima di metterlo a morte. Decisamente profetico e istruttivo!

Ma oggi il Grande Fratello non sembra proprio il dittatore del "1984", ha mutato atteggiamento, è diventato psicologo e ha capito che alla gente piace guardare dal buco della serratura cosa fa il vicino, cosa nasconde, qual è il suo mistero: potrebbe, ad esempio, passarsela meglio o, addirittura, spassarsela... Così, spiatolo ben bene e importato il meccanismo, si può fare come lui. Si va perciò verso l’omologazione di massa, dove l’individuo viene privato del suo vero mistero, che è la sua anima, ricevendo in cambio un "Io" che è un’identità collettiva, che crede per giunta di essere unica e originale. Così il Media, solleticando il gusto voyeristico della gente, media la sua vita, falsando il piano di realtà, perché fa credere "straordinario e originale" l’ordinario e il banale più assoluto. Oltreché abietto. Sì, perché (in riferimento alla nota trasmissione) si gode nel vedere alcuni individui posti in una situazione innaturale, i quali debbono fingere cordialità reciproca mentre stanno di fatto scannandosi a vicenda. Non c’è da meravigliarsi per questo, l’umanità ha sempre goduto a vedere i cristiani sbranati dai leoni, i gladiatori nell’arena che potevano aver salva la vita solo sopprimendo quella dei compagni, le mostruosità della genetica diventate fenomeni da baraccone, le esecuzioni capitali, eccetera.

Il voyerismo (detto anche scopofilia, dal greco skopeo, guardare), è il piacere sessuale derivato dal guardare le attività e gli organi sessuali di un’altra persona, o i propri. E’ direttamente opposto all’esibizionismo, ossia il piacere di essere guardato. Secondo Freud si tratta di una pulsione parziale, cioè di un residuo pulsionale che non ha potuto essere integrato e quindi governato dal primato della genitalità adulta, acquistando in tal modo essa stessa il carattere di primato. Se sublimato, il voyerismo, può tradursi in curiosità intellettuale. Il cinema, la TV, internet, soddisferebbero quindi questa pulsione, sia direttamente, se l’immagina ha un contenuto sessuale, sia indirettamente, se l’immagine riguarda altro. Ma qui la componente voyeristica che si sta affermando a livello mondiale, ha ormai completamente perso la possibilità di tradursi in "curiosità intellettuale", la meta sublimata indotta dal processo culturale, perché questo si è a sua volta ridotto a mero processo tecnologico, per cui la meta non porta più ad altro dall’oggetto primario d’interesse, ma ricade su se stessa, nella pura e semplice ripetizione di se stessa: l’atto del guardare (fissare con lo sguardo), dove ciò che si guarda è il nostro stesso occhio posto fuori di noi – uno schermo, un monitor – che a sua volta non guarda niente, ma proietta… proiezioni! E così il cerchio si chiude annichilendosi in un centro virtuale esaustivo senza spazio né tempo, illudendoci di avere sconfitto la morte, e di avere sconfitto la violenza che invece cresce ai margini e nel cuore stesso del sistema come riappropriazione della vita sacrificata a un’immagine artefatta della vita (pur non essendo solo questa, ovviamente, l'origine della violenza).

Il motivo psicologico profondo di questo nuovo voyerismo è la necessità di avere una conferma che siamo "normali", e soprattutto che non siamo "trapassati". Mentre in realtà lo siamo, l’umano non è più, è in fase di mutazione, dobbiamo solo prenderne coscienza, non necessariamente condannando il Grande Fratello, ma semplicemente vedendo e sentendo bene davvero ciò che ci dice.

Il Grande Fratello dice: "Guardami, io sono come te, sono tuo fratello, sangue dello stesso sangue, i nostri genitori sono morti, non te ne sei accorto? vedi, non ci sono più, ed io sono il tuo fratello maggiore che si sta prendendo cura di te, perché sono il più grande, perché ti voglio bene e voglio solo il bene per te, tant’è che spiano la tua vita dall’imprevisto indesiderato, facendoti vedere in anticipo la vita che vivrai".

È ovvio che questo Grande Fratello non è tanto l’omonima trasmissione, né il potente più o meno di turno, più o meno occulto, che sta dietro l’apparato tecnologico credendo di governarlo. Poiché anch’esso è un illuso. No, il Grande Fratello è l’apparato scientifico- tecnologico stesso. E’ lui il totem, il phallos della nuova civiltà post-umana, l’organo da guardare, ammirare e amare, e noi i suoi strumenti attuativi. (Il rapporto uomo-macchina si è completamente rovesciato!)

Nelle fiabe e nei miti, come in certe esperienze della vita, l’anima ha la possibilità di salvarsi e prendere coscienza di sé proprio quando la perdiamo. In extremis. Ma questa volta, per ritrovarla, credo proprio che dobbiamo cercarla nell’aldilà.

© Baldo Lami


* Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 5, Milano 2000


Autore: Baldo Lami - data: 2000-09-05 tag: grandefratello mitid'oggi

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