Il signor Iefte e lo psicoanalista
(dialogo e sceneggiatura)
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I.: Buongiorno!
P.: Buongiorno signor Iefte, si accomodi…
(Si stringono la mano, poi I. si accomoda su una poltroncina di fronte a P., silenzio iniziale, P. guarda I. che invece guarda verso la finestra)
I.: (guardando finalmente P.) Ho fatto un sogno che mi ha turbato…
P.: Sentiamo.
I.: (mentre P. si appresta a prendere qualche appunto) Mi trovavo in una situazione di guerra, io ero a capo di una legione e dovevo combattere un esercito nemico molto potente, che era schierato in armi di fronte a me, pronto all’attacco. Allora prego Dio di farmi vincere, promettendogli, in cambio di vittoria, il sacrificio del primo individuo che mi fosse venuto incontro al ritorno a casa. Pensavo al cane o, al massimo, alla domestica... extracomunitaria, che ho effettivamente. La battaglia è stata molto dura, ma alla fine ho vinto io, così con grande soddisfazione ho fatto ritorno a casa per festeggiare la vittoria con i miei. Purtroppo, però, la prima che mi è venuta incontro è stata mia figlia. Poveretta, era così contenta di vedermi, ma per me è stato un incubo!…
P.: (dopo un momento di sospensione) Il sogno termina qui?
I.: Sì, mi sono svegliato angosciato.
P.: Se il sogno fosse continuato, lei avrebbe adempiuto alla promessa?
I.: Sì, sentivo di non avere alternativa, per questo è stato così angosciante.
P.: (dopo un altro momento di sospensione) Inquadriamo il sogno nel contesto della sua attuale realtà quotidiana: con chi è in guerra signor Iefte? e quale ne è la causa?
I.: Mah!… mi sento in guerra un po’ con tutti a dire il vero… ma attualmente sto conducendo una battaglia contro una società concorrente per la conquista di un grosso mercato… Però forse devo raccontarle anche gli antecedenti, altrimenti…
P.: (con la mano fa cenno a I. di continuare)
I.: Per dirla in breve, nella società in cui mio padre mi aveva inserito e in cui sono cresciuto professionalmente, quando hanno capito che ero un tipo da vertice della piramide e non da base, non so se mi sono spiegato… mi hanno silurato, ha capito? Così, con la competenza che ormai avevo raggiunto, ho preparato la mia rivalsa creando una mia piccola società col preciso scopo di creare scompiglio nei mercati borsistico-finanziari di tutto il mondo. Per questo sono sempre al limite del legale, anzi vi sforo molto spesso, ma con qualche avvocato di grido che ho tra le mani, ne sono sempre uscito in bellezza. Ed ecco allora che adesso sono conosciuto, temuto e richiesto un po’ da tutte le parti…
P.: (segue attentamente il discorso di I. con espressione accigliata) C’è dell’altro?
I.: Altroché, è adesso che viene il bello!…
P.: Bello?
I.: (con occhi e sorrisetto mefistofelici) Certo, stia a sentire. Mi ha cercato nientemeno che la mia vecchia società, quella che mi aveva cacciato: vuole il mio aiuto per sbaragliare una società concorrente che sta cercando di escluderla da una vasta area di mercato; in compenso mi ha offerto quanto prima mi aveva negato: il vertice della società. Non poteva non allettarmi una simile proposta!...
P.: Così ha fatto il voto… (assenso col capo di I.) Ma lei crede in Dio?
I.: Domanda difficile… cosa vuole che le dica… no, non ci credo molto, mio padre era molto religioso, lui sì… io non molto, specie dopo la mia cacciata che mio padre, evidentemente, non ha contrastato più di tanto, lui mi ha detto che fatto di tutto ma… non gli credo… questa non l’ho proprio digerita! Così sono vissuto e cresciuto nell’ombra, nell’illegalità, come un rinnegato, un maledetto da Dio, ma mi sono realizzato lo stesso, in barba a tutti!… (breve silenzio con smorfia di soddisfazione) Ma adesso… forse adesso tutto è cambiato, Dio deve avermi perdonato, ha capito che avevo ragione, così quasi quasi ci credo… e gli ho fatto un voto, così lo metto anche alla prova, nel senso che se mi fa vincere vuol dire che esiste!
P.: Così, vista la posta in gioco, e per vedere se esiste, gli ha sacrificato sua figlia?
I.: Ehi calma!… (segni di agitazione) Innanzitutto io non mi aspettavo certo che mi venisse incontro mia figlia, gliel’ho già detto, pensavo al cane o al massimo alla domestica, poi è un sogno, non è la realtà, c’è una bella differenza!… mica vorrà farmi credere…
P.: (preoccupato ma calmo) Io non voglio farle credere niente, è lei che è venuto qui angosciato da questo sogno… ma se il sogno non è realtà perché preoccuparsi?
I.: (silenzio)
P.: (lentamente, come pesando le parole) Mi parli di sua figlia…
I.: Mia figlia è una cara figliola, molto graziosa, pulita, ingenua… non so proprio da chi ha preso, per lei è difficile concepire il male, non c’è niente da fare, io cerco sempre di metterla in guardia, di insegnarle le malvagità del mondo, ma niente… mi guarda con quei suoi grandi occhioni da bambina e… è come se avesse ascoltato una favola, che anche se è brutta è sempre una favola. Adesso è nell’età giusta dei primi approcci… ma lei non si sente ancora pronta… studia, le piace studiare… (espressione di perplessità)
P.: Cosa?
I.: Mistica, pensi un po’ lei! Fosse stato religione poteva anche andar bene… no, mistica!… Che per me è proprio turco, non ci capisco niente!
P.: È un’anima spirituale!
I.: Spirituale? Ma perché esistono le anime spirituali? L’anima non è animale, come dice la parola?
P.: L’anima ha due radici, i latini hanno voluto sottolineare la radice terrestre-animale, mentre i greci, in psyché, che vuol dire ‘soffio’, hanno sottolineato quella celeste-spirituale. Ma questa mi sembra la stessa questione di Dio, chissà se esiste, poi però fa tutto in funzione di una sua possibile esistenza: rivendicazione prima e promessa adesso.
I.: Forse è vero… sento il bisogno di purificarmi da tutto questo negativo… da questa… “condanna” che mi sento sulle spalle! Se non fosse stato per mio padre!…
P.: (interrompendolo) Continui a parlarmi di sua figlia… Come si chiama?
I.: L’ho chiamata Mara…
P.: (dopo aver preso un libro dal tavolino accanto e avervi cercato qualcosa, legge…) Mara… È un nome biblico che deriva dall’ebraico Marah, che significa amarezza, infelicità… Lo sapeva?
I.: (visibilmente toccato) No, non lo sapevo… mi è venuto in mente questo nome… mi sembrava bello…
P.: E lo è…
I.: (dopo un po’ di silenzio, pensieroso tendente al triste) Ecco, quand’è nata, vedendola così piccola, bisognosa… innocente, ho pensato che avrei cambiato vita. Forse me lo sono anche promesso. Poi però, sa come vanno le cose, sono stato ricatturato, le richieste che mi arrivavano erano sempre più allettanti... Ma lei, la piccola, crescendo, ha continuato a restare innocente come l’ho vista il primo giorno… e questa cosa proprio non riesco a capirla!… Un giorno, poco tempo fa, a un suo nuovo rifiuto di uscire con un ragazzo, le ho detto: “Certo che tu di tua nonna hai preso solo l’aspetto fisico!” Mara fisicamente assomiglia molto a mia madre, ma per tutto il resto…
P.: Tutto il resto quale?
I.: (nervoso) Mi sembra di averglielo già detto!… Io sono un figlio illegittimo e mia madre era una prostituta! Perché c’è qualcosa di male?
P.: Primo, non me lo aveva affatto detto, poi, non sono io che penso male di questa cosa, ma lei!
I.: (visibilmente contrariato) Io?
P.: Sì lei, questa è allora la vera condanna, la vera maledizione che lei si porta dietro e da cui si vuole mondare sacrificando…
I.: (lo interrompe bruscamente molto agitato e accompagnando la voce con un gesto) Basta! Non voglio sentire altro! (fa per alzarsi ma si risiede subito e cade in un mutismo depressivo tornando a guardare la finestra)
P.: (dopo aver assecondato il silenzio, pacatamente, quasi parlando con se stesso) … Volevo dirle… che lei ha già in sua figlia la redenzione, la vita nuova… se è davvero questo ciò che vuole.
I.: (ancora in silenzio)
P.: Nel suo sogno lei ha visto in faccia il suo nemico in armi?
I.: (continuando a guardare la finestra ma più calmo) No, a un certo punto nella mischia generale ci siamo anche trovati l’uno di fronte all’altro, ma non sono riuscito a vederlo bene in faccia. Perché mi chiede questo?
P.: Perché credo che lei non voglia più tornare qui… Anch’io, per lei, sono un nemico, e lei nel sogno vince…
I.: Beh… le dirò che questa è stata la mia intenzione fin dall’inizio, fare una sola seduta. Io sono un tipo da vertice, ricorda? Mi basta poco…
P.: Bene, allora non segno il prossimo incontro. (si alza con in mano l’agenda chiusa)
I.: (si alza anche lui ed ora torna a guardare P. mostrando indecisione) Però…
P.: Però?
I.: Posso decidere al prossimo incontro, se me lo concede?
P.: Va bene, signor Iefte, allora la segno per la prossima settima, stesso giorno, stessa ora.
I.: (mentre si avviano insieme verso la porta) Anche perché voglio capire una cosa: se mia figlia è già la mia redenzione, come lei ha detto, perché nel mio sogno Dio accetta la mia proposta e mi fa vincere?
P.: (piacevolmente sorpreso, mentre sta per aprire la porta) Mi sembra che lei ha colto il nucleo centrale del problema, "la base"… Allora arrivederci!
I.: (mentre si stringono la mano, con espressione più rilassata e un accenno di sorriso) Allora arrivederci!

© Baldo Lami

* Seduta immaginaria tra un uomo immaginario, ma forse anche un po' reale, che ho denominato Iefte, dall’omonimo personaggio biblico (Giudici 11, 1-40) e uno psicoanalista altrettanto immaginario, ma forse, anch'esso, un po' reale.


Autore: Baldo Lami - data: 2000-05-10 tag: iefte personaggiobiblico sedutadipsicoanalisi sceneggiatura

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