Un lottatore senz'armi: mio padre
Lucio Schirò D'Agati (testimonianza libro)
      Stampa questa pagina Torna elenco articoli

Mio nonno – sono figlio di Clara Schirò – mi ha sempre affascinato, percepivo la sua forza spirituale a distanza geografica, come fosse un fluido, era quasi sconvolgente. Non è una mitizzazione, nel senso di volerlo appositamente esaltare per averne gloria riflessa, per me era una percezione oggettiva. Soprattutto con lui sentivo, ancora adolescente, di poter superare la paura della morte. Quattro sono i momenti d’“incontro” che voglio raccontare, perché ritengo che abbiano segnato profondamente il mio percorso di crescita psicologico-spirituale.

Nel primo, mi ricordo un caldo e assolato pomeriggio siciliano d’agosto sulla casa di Cavadalga, ad appena un chilometro dal mare, che potevamo osservare tranquillo da quella posizione, forse un po’ nervoso, visto a posteriori. Ognuno era occupato da qualcosa, forse anche a osservare un’ape impollinare un fiore a un palmo di distanza. A un certo punto ci fu un richiamo di guardare il mare: una colonna d’acqua marina, inizialmente sottile come un fil di fumo, si levava verso il cielo. Era una tromba di mare, mai vista prima, un fenomeno spettacolare. Mentre la colonna d’acqua si allargava sempre più, facendosi possente, nel giro di pochissimo tempo tutto il cielo si scurì, diventando di piombo. Cominciò a levarsi un vento molto forte, che stava spostando la tromba marina verso l’entroterra nella nostra direzione. Mio nonno ordinò tutti di entrare in casa e di serrare accuratamente porte e finestre, sprangarle e barricarsi. Un tremore e uno strano boato con forti sibili di vento scuotevano la casa. Tra grandi e piccini, parenti, amici e persone di passaggio, in quel momento saremmo stati una ventina. Da grande conduttore di anime qual era, nonno Lucio disse a tutti di cantare con forza e gioia un inno di chiesa, credo fosse Celebriamo il Signore (… perché egli è buono, continua), le zie dirigevano il coro. Io cantavo a squarciagola e sentivo che un’energia molto potente si era sprigionata da questa intensa e intima convergenza. Poi il boato cessò, cominciammo a riaprire porte e finestre, era tornato il sereno, tutto era passato e tutto sembrava come prima, ma anche stranamente diverso, la tromba di mare aveva cambiato direzione e più tardi venimmo a sapere che fu molto distruttiva, causando devastazione e morti. Ma io ricordo questo momento come uno dei più belli e gioiosi della mia vita.

Il secondo momento riguarda la richiesta di un consiglio: “Nonno voglio diventare pastore come te, cosa devo fare?”, questa fu la mia esplicita domanda. “Studia gli antichi filosofi greci”, fu la sua altrettanto esplicita risposta. Risposta un po’ insolita per chi pensava di voler fare il pastore, eppure ho subito avvertito che andava a toccare una mia verità, una mia inclinazione, e a tracciare una strada, un cammino.
Poi mio nonno morì, con mio grande dispiacere, anche perché non avrei più potuto avviare con lui quel dialogo spirituale e formativo di cui sentivo sempre più il bisogno. Ma mi sbagliavo.

Il terzo momento si colloca infatti in un sogno, fatto un po’ di tempo dopo la sua dipartita. Mi trovavo nel patio esterno della casa di Cavadalga, al suo cospetto. Era molto più giovane, bello, luminoso. “Nonno, voglio sapere la verità”, gli ho chiesto. “Va bene, allora entriamo in casa che te la dico”, rispose mentre entrava in quella che allora ed anche ora è la cucina, da cui si accedeva a tutte le altre stanze. Entro con lui ma il sogno termina qui. Un sogno proprio lampo, si direbbe, ma una cornucopia di tesori.
La verità stava perciò dentro, non fuori, fu la primissima elaborazione che si protrasse a lungo nel tempo, fino a portarmi metaforicamente sull’ingresso del tempio di Delfi, nell’antica Grecia, sul cui portale stava scritto: “Conosci te stesso”.

Il quarto “incontro” si verifica diversi anni più tardi. Chiedo alle mie zie il permesso di curiosare nella cassapanca dove custodivano gli scritti di nonno Lucio, una montagna di sermoni, prose, poesie, diari, corrispondenza, riflessioni e commenti di tutti i tipi. Non so bene cosa cercassi, ma non era neppure una semplice curiosità, a posteriori posso dire che cercavo ancora qualche indicazione, un contatto. Che infatti ho avuto.
Rovistando mi capita tra le mani un foglio di carta velina piegato, lo apro delicatamente e leggo…, si trattava della copia di una lettera indirizzata niente meno che a me stesso in occasione del mio primo anno di vita. Grande fu l’emozione, al punto che stentavo a crederci. Trascrivo qui di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi:

“… So che compi il primo anno e ti raccomando alla grazia di Dio affinché tu cresca degno di portare il suo nome scritto sulla fronte tua. Non posso farti augurio migliore. Gli auguri mondani non hanno luce né sustanzia di eternità, né splendore vero, puro come quello del sole. Coloro che vivono la vita dello spirito sanno che il migliore augurio è quello che ti sto facendo io.
Ti auguro che tua madre viva a lungo per poterti guidare nella via di Dio, verso la quale oggidì non guidano nemmeno i sedicenti pastori che, senza sapere quello che facevano, hanno fatto divorzio dalla Chiesa spirituale ceduta loro da Cristo. Ti auguro che tuo padre viva a lungo per darti l’esempio della probità, della bontà e dell’amore. Io amo tuo padre come amo tua zia Mila: sono entrambi due tesori cari al mio cuore. Hanno Cristo nel cuore e tu dovrai seguire le orme loro con seria e santa volontà.
Taluni dicono che la vita è tormento e quindi non valeva la pena di nascere. Non è vero: la vita ha i suoi godimenti che si possono qualificare celestiali… cum granu salis, s’intende. Quando Mamma tua ti ha concepito non ha fatto altro che obbedire agli ordini di Dio. Ora Dio non ordina mai cose che non vale la pena di fare. La tua nascita non è cosa da poco: è cosa immensa, grande. Nessuno va incontro ai tormenti della generazione volontariamente, ma tutti vi si infiltrano perché Dio lo vuole per conservare la specie fino a quando Egli stesso non ordini il fine. Benedici Mamma tua che t’ha generato…”

È così che grazie a mio nonno sono diventato prima di tutto me stesso, uomo, e poi anche psicologo analista junghiano, una forma, se vogliamo, moderna e diversa di pastore di anime.

© Baldo Lami

* Testimonianza in Un lottatore senz'armi: mio padre Lucio Schirò D'Agati, di Miriam Schirò, Zephyro Edizioni, Milano 2003


Autore: Baldo Lami - data: 2003-06-25 tag: lucioschirò cristianesimosociale pacifismo

Le attività
 
Rassegna film d'anima
Sostegno psicologico abuso
Genogrammi familiari
Psiconcologia
Psicoembriogenesi
Immagini dell'aldilà
Angelica Mente
Mi curo da solo

Prossimo evento

Nessun evento in programma