L’abuso sessuale infantile
e le problematiche del dopo
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Di tutto il vasto territorio dell’abuso all’infanzia intendiamo in questa sede accennare solo a una sua speciale rilevanza, quello dell’abuso sessuale intra o extrafamiliare, poiché costituisce insieme a quello del maltrattamento e dello sfruttamento i due poli di una condizione umana aberrante che è difficile estirpare, tanto profonde e antiche sono le sue radici.

Il rapporto tra adulti e bambini è fatto di equilibri sottili, essendo il bambino una creatura di confine che si costituisce man mano, progressivamente, nel passaggio da un mondo favoloso e magico-fantastico, ancora per molti aspetti ignoto, al mondo reale e concreto che noi tutti conosciamo.

Per un sano sviluppo, il piccolo umano deve sentirsi veramente benvenuto su questa terra, bene accolto fin dall’inizio (livello embrionale), atteso, desiderato e amato soprattutto da chi gli ha dato i natali in quanto progetto di vita nuova che urgeva manifestarsi.

Il passaggio da un mondo all’altro avviene attraverso la mediazione di due rapporti: quello con le figure primarie di accudimento, genitori o chi per essi (a loro volta mediatrici dell’ambiente sociale e culturale di appartenenza), e quello tra il Sé psichico e il Sé corporeo, inizialmente una cosa sola, ma sempre più distinguibili funzionalmente tra di loro nel corso dello sviluppo psico-corporeo.

Prima di questa distinzione, il corpo stesso è vissuto come un’estensione psichica aliena (vissuta come estranea e fuori di sé) molto particolare, su cui si possono condensare affetti, emozioni o fantasmi di ogni tipo, che tenderanno a restare pressoché inalterati anche quando la distinzione tra psiche e corpo si sia in qualche modo completata e stabilizzata.

Il rapporto pedofilo, nel suo aspetto sessuale, s’inserisce proprio in questo tempo dell’incompiutezza, in cui non si sono ancora formate le strutture psichiche e biologiche atte a poter far fronte, contenere ed elaborare l’intenso flusso di contenuti emotivi, libidici e cognitivi, che avviene in un incontro sessuale adulto. Per questo si presenta come particolarmente perturbante dell’intero sviluppo psico-sessuale dell’individuo.

Benché entrambi gravi, l’abuso sessuale intrafamiliare (incestuoso) si presenta con accezioni di maggior complessità e implicazioni ben più gravi e pesanti rispetto a quello extrafamiliare.

Un primo punto molto importante da chiarire è costituito dal rapporto tra l’amore e la sessualità, fonte di innumerevoli incomprensioni ed equivoci. Come espressioni fondamentali dell’eros, sia l’amore che la sessualità si collocano all’inizio della vita: l’amore come sua espressione psico-affettiva, e la sessualità come sua espressione psico-libidica radicata nel corpo. Sono le due facce della stessa medaglia, non c’è l’una senza l’altra.

Mentre l’espressione affettiva dell’eros assume attraverso il legame primario di attaccamento un valore di indubbia salvaguardia della relazione, essendo fondativo dell’essenza umana, l’espressione libidica gemella presenta necessariamente un carattere alquanto diverso, sottoponendo la relazione a sbalzi tensionali di difficile gestione soprattutto se l’adulto non ha raggiunto un adeguato livello di integrazione psico-emotiva.

Sappiamo che nel fanciullo si esprime in nuce tutta la potenza psico-libidica necessaria oltretutto alle grandi trasformazioni biologiche che lo incalzano dall’infanzia all’adolescenza e che, proprio in virtù della sua natura fusionale e plastica, è suscettibile di deviare dal suo naturale corso di sviluppo se le condizioni ambientali in cui il fanciullo si trova non glielo consentono.

Il pedofilo conosce molto bene questa natura della libido perché in lui, benché adulto, non si è mai completamente emancipata verso forme di organizzazione sessuale più mature. Sotto questo aspetto è rimasto un bambino, ma con una apparentemente adeguata caratterizzazione personologica adulta. Per questo il suo approccio al bambino è facile, e per questo è così difficile individuarlo.

Proprio perché il pedofilo si annida molto spesso nella stessa cerchia familiare degli intimi, parenti, amici o conoscenti, a volte anche stimati e per questo insospettabili, l’abuso raramente avviene con la coercizione e la violenza bruta. Il bambino viene sedotto, lusingato, convinto e reso perciò consenziente attraverso un approccio ludico e affettivo.

Partendo dalla considerazione elementare che ciò che succede al singolo componente familiare, specie se minore, succede anche alla famiglia e al sociale in cui la famiglia è inserita, risulta particolarmente importante che i genitori e la società se ne facciano carico non solo per quanto riguarda la ricerca delle possibili soluzioni di rimedio da un punto di vista materiale, ma anche psicologico-spirituale.

Le soluzioni "denuncia all’abusante" e "sostegno terapeutico all’abusato", se pure costituiscono un tunnel di transito quasi obbligato per situazioni di questo tipo, da sole non possono essere considerate sufficienti a dare una risposta adeguata all’evento traumatico.

Ciò che vogliamo dire è che anche i genitori, per quanto li riguarda più da vicino, devono poter elaborare l’accaduto con la più ampia risonanza sociale possibile, anche al fine di poter offrire al piccolo, attraverso l’esempio, la forma migliore di aiuto, comprensione e amore più che mai necessarie in questa dolorosa circostanza, affinché l’essersi sentito solo di fronte a un evento più grande di lui, non persista, peggiorandosi, nel sentirsi solo a pagarne le conseguenze. Anche perché le problematiche del dopo abuso, che ci possiamo tranquillamente immaginare specie se intrafamiliare, non sono meno insidiose di quelle che lo hanno preceduto e reso opissibile.

Affinché si rompa il silenzio che ancora grava su questi fatti e affinché la comunità umana tutta si faccia garante e responsabile della salvaguardia del patto generazionale tra adulti e bambini, anche perché sono loro i portatori dei progressi creativi della futura umanità.

© Baldo Lami


Autore: Baldo Lami - data: 2008-10-21 tag: pedofilia

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