Psicosomatica (3): Il linguaggio della malattia:
la psoriasi
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Visto che la malattia si pone a noi dinanzi come un'entità aliena inquietante e minacciosa che invade la nostra casa (mente-corpo) assoggettandola, non possiamo in alcun modo cacciarla, come pretenderebbe la nostra farmacopea, senza prima aver sentito cosa ha da dirci e cosa vuole da noi. Ogni malattia, tanto più se è cronica come la psoriasi, esige imperativamente la nostra attenzione perché ci deve comunicare qualcosa di importante. Non è totalmente accidentale e gratuita come è molto comodo a tutti farla passare. Se invece di combatterla con le armi chimiche, che più sono potenti più possono rivolgersi contro di noi, ci predisponiamo a riceverla con gli onori che spettano a un ospite di riguardo, per quanto ciò possa sembrarci difficile, ci può regalare molte salutari sorprese, come un mutamento di prospettiva o una maggiore conoscenza di noi stessi e della vita. Ma per ascoltarla è prima necessario intenderne il linguaggio straniero, che è straniero – sia chiaro – solo perché siamo noi che siamo diventati stranieri al nostro stesso essere, disabitandolo come presenza.
Il linguaggio della malattia, intesa come condizione in cui siamo gettati, è invero il linguaggio più antico del mondo, di cui la vita in tutte le sue innumerevoli forme è intessuta. E' la lingua madre dei simboli, che a livello di coscienza è andata persa col processo d'incivilimento, ma che ancora oggi ci parla ad esempio attraverso il sogno e il corpo. E guai se si fosse persa del tutto, perché nel simbolo é inscritto il dialogo continuo tra individuo e società, archetipo e mondo, ontogenesi e filogenesi, eredità e ambiente. Il sintomo, e l'organo scelto come sede d'elezione, scranno da cui parlare, porta quindi con sé questa doppia valenza semantica, di cui occorre tener conto se vogliamo capire fino in fondo il significato e il senso della malattia.
Per quanto attiene al mio campo, della psoriasi accennerò brevemente solo alle cose di maggior rilevanza simbolica.
Innanzitutto colpisce nella lesione psoriasica una doppia espressività, che è insieme cromatica e strutturale: il rosso dell'eritema e il biancore della desquamazione. Nel linguaggio universale dei simboli, di cui il sintomo si fa portavoce, ciò significa che sono in gioco due opposti movimenti psicolibidici, contraddittori tra loro: il primo, eruttivo ed espansivo, come si trattasse di un fuoco vulcanico che volesse violentemente scaricare all'esterno quanto si trova dentro compresso; il secondo, invece, contrattivo, in chiara controtendenza rispetto al primo: indurire ciò che vuole fluire liberamente, come fosse un tampone emostatico, sbiancando al contempo un rossore oltremodo imbarazzante… A livello psicologico sembra chiaro in questo secondo movimento un tentativo di riportare l'ordine e il controllo minacciato dal primo movimento.
In questa visione bisogna aggiungere che la pelle nella psoriasi è caratterizzata da una replicazione molto accelerata, passando dal normale turnover di circa un mese a solo pochi giorni. La desquamazione corrisponderebbe in sostanza a un desiderio di “muta” dell'Io-pelle, che però non riesce mai a compiersi del tutto, perché se si realizza solo concretisticamente nel soma e solo nei luoghi designati.
A livello terapeutico possiamo dire che una psicoterapia a orientamento analitico di pazienti psoriasici – che pretenda cioè di addentrarsi negli strati più profondi della personalità – risulta in genere difficile e, tutto sommato, sconsigliabile, poiché il paziente è molto resistente a far rientrare nella psiche quanto aveva inconsciamente e drammaticamente estromesso con la somatizzazione. Il percorso a ritroso, dall'estrema periferia della corporeità, la pelle, al suo centro incorporeo rappresentato dalla psiche, può essere compiuto sì e con maggior vantaggio con una psicoterapia psicosomatica ad approccio simbolico, che consisterebbe nel far parlare il sintomo, affinché raccontando la sua storia di “passione” possa riconoscersi “incarnazione” di un altro da sé, simbolico. Misterioso salto, caduta, croce, e perché no, resurrezione!

© Baldo Lami

* Parte finale dell'articolo La singolarità psicosomatica, pubblicato su Scienza e Psicoanalisi (Rivista multimediale di psicoanalisi e scienze applicate) il 15 settembre 2003, e dell'articolo La psicosomatica oggi, pubblicato su Notiziario ASNPV (Associazione per la tutela del malato di psoriasi e vitiligine) N. 10, Milano, Maggio 2001.


Autore: Baldo Lami - data: 2003-09-15 tag: psoriasi psicosomatica linguaggiodellamalattia

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