I grandi film del 1996: "Luna e l'altra"
(lettura psicoantropologica)
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Il prologo. Questo è un esempio di “film d’anima” di alto livello artistico. Nichetti si cimenta ancora una volta con un tema a lui caro, quello del doppio-ombra, il suo dramma e la sua poetica. Il doppio-ombra può essere visto sia in rapporto a sé, dove rappresenta tutto ciò che non si è voluto o potuto realizzare, ma anche in rapporto all’altro da sé, dove rappresenta una scelta d’amore opposta a quella presa dall’Io. Nel primo caso, a un carattere di Luna (l’insegnante) introverso, severo e orientato al dovere, vediamo Ombretta (la sua ombra) esprimere invece un carattere estroverso, gioioso e orientato al piacere; mentre nel secondo caso, quello del rapporto con l’altro, a un conflitto inveterato col padre e a un’indifferenza nei confronti del bidello Angelo Franchini, corrisponde in Ombretta un atteggiamento completamente opposto.

Le dimensioni del sistema-uomo. La lettura psicoanalitica (e simbolico-universale, com’è nel mio approccio interpretativo) del contesto in cui si svolge la vicenda (siamo nel 1955, ma qui si parla di ieri per parlare di oggi, e di un possibile nuovo domani che non sia uguale né a ieri né a oggi), vede l’interconnessione e l'interdipendenza simbolica e funzionale di due diverse dimensioni: la scuola, che è il luogo d’iniziazione al comune modo di pensare, e il bordello, che è il luogo d’iniziazione al comune (o alternativo) modo d’amare. Entrambe sono in crisi, diciamo, di rinnovamento, essendo percorse da due diversi “miti”: la scuola quello della “bomba”, e il bordello quello della “Parmigiana”, una nuova prostituta, data per imminente, di cui già si decanta l’eccezionale talento...
C’è poi anche una terza dimensione, quella del circo, che sopravviene solo a un determinato momento e che qui va inteso simbolicamente, alla stregua di Fellini, come il luogo dove il sistema si contempla, in tensione verso una possibile riprogettazione fantastica. Ma anche il circo appare in crisi, i vecchi numeri non tirano più, occorre escogitare un nuovo numero, cioè una nuova idea. In sostanza, anche la dimensione circo sembra pervasa da un mito, quello della continua ricerca di un nuovo mito con cui guardare la realtà. Questo mito sarà costituito dall’ombra o, meglio, dalla sua liberazione e trasformazione.

La natura e l’evoluzione dell’ombra. Si scandiscono i passaggi più significativi del motivo del doppio-ombra. Il primo è costituito dal distacco dell' “ombra” dalla sua “proprietaria”. Di notte, col fulmine, attraverso la lampada magica, persino l’ombra del gatto esce dalla dipendenza-servitù dal suo portatore. E’ un momento di grande liberazione, un progresso umano, psicologico e sociale, di grande portata. Un concetto psicoanalitico viene rovesciato: il doppio non è soltanto negativo, ma è anche positivo e, come si rivelerà in seguito, terapeutico. Il secondo passaggio vede Ombretta nella veste purpurea di maestra dell’eros di Angelo, un angelo-clown poetico che vive in un mondo ideale tutto suo. Il terzo passaggio si cadenza in tre momenti successivi: l’accorgersi della perdita dell’ombra, il ritrovarla incarnata nel doppio, e l’incontro vis a vis tra le due, in cui può essere ravvisato l’inizio del dialogo tra la coscienza e l’inconscio. Il quarto passaggio è dato dalla riuscita del numero dell’ombra magica a opera di Angelo e Ombretta. La “coppia d’anima” (dati i nomi è proprio il caso di dirlo) comincia a operare nel mondo introducendo senso nuovo alla vita.
Il tempo incalza. Mentre il padre di Luna muore cantando tra le braccia delle prostitute, felice del ritrovato amore della figlia, Ombretta, durante lo spettacolo delle ombre, s’incontra con l'ombra” paterna, giunta a lei per l’ultimo saluto e “distacco” definitivo.
Uscendo ancora una volta dai limiti della psicoanalisi ufficiale, il messaggio che con questa scena viene trasmesso è che l’inconscio partecipa della dimensione ultraterrena. E’ un momento di grande intensità emotiva, che introduce il passaggio finale in un crescendo memorabile della tensione. Ombretta, dopo aver curato e addormentato Luna, si reca a scuola al posto suo. Vuole, forse, scardinare il modello pedagogico convenzionale, ma l’intento subirà un mutamento radicale, anche perché Luna, nel frattempo svegliatasi, si reca anch’essa a scuola.

L’epilogo. La situazione si fa improvvisamente drammatica (è la scena della bomba), perché, non essendo ancora il mondo in grado di accogliere la contraddizione nell’uno, una delle due deve morire. Ed è Ombretta, l’altra, la diversa, a farsi carico di un destino cristico e a sacrificarsi per il bene di tutti. Esplode con la bomba presso l’orinatoio scolastico… e si reintegra nel sistema psichico di Luna, contrassegnando in lei un’indubbia maturazione psicoemotiva. Poi, Luna e Angelo abbandonano la scuola partendo col circo, che ha così guadagnato un nuovo immaginario: metafora di un cinema più evoluto, che sappia riscoprire la sua anima e la sua vocazione originaria, e auspicio di un più elevato grado d’umanità.

© Baldo Lami

* Recensione del film Luna e l'altra, di Maurizio Nichetti (Italia 1996), pubblicata su Letture contemplative (frammenti della visione) n. 1, anno 1999.


Autore: Baldo Lami - data: 1999-05-05 tag: lunael'altra

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