Sogni/modi d'uso (2): I Senoi
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Immaginate adesso una società armoniosa, pacifica, dove non esiste crimine violento, né malattia fisica o mentale, ed il cui motto fondamentale è “Coopera con i tuoi simili, ma se proprio devi opporti ai loro desideri, fallo in buona pace”. Questa società è effettivamente esistita, fino a prima della seconda guerra mondiale. Parliamo dei Senoi, che significa 'uno di noi', aborigeni delle giungle montuose della Malaysia.
La loro cultura era basata su una comprensione e un uso dei sogni estremamente sofisticati, con un approccio alla vita che non lasciava spazio alle nevrosi. Essi incoraggiavano e sostenevano la realizzazione creativa di ogni membro della società e non permettevano alle repressioni di svilupparsi perché esternavano immediatamente le proprie emozioni nei sogni.
A partire dalla prima infanzia, i Senoi imparavano infatti a non sfuggire dalle sensazioni espresse in sogno, si trattasse di paura o di piacere, che possono essere entrambi ugualmente terrorizzanti. Questo richiedeva un grande coraggio, perché i sentimenti possono avere allo stato onirico la stessa intensità che hanno durante la veglia. I Senoi accettavano ogni emozione, ma capivano anche che l’abbandono totale ai sentimenti poteva condurre al caos; essi sceglievano così di esprimerli in modo sicuro, e comunque intenso, in sogno. La loro appare senz’altro come una brillante soluzione al dilemma che ha sempre travagliato l’umanità: come gestire le emozioni.
I Senoi credevano che il loro mondo onirico fosse collegato al mondo spirituale; perciò ogni sogno poteva essere un messaggio proveniente da una forza soprannaturale. Il principio su cui si basava questo tipo di approccio al sogno era che ogni individuo possedeva un supremo potere sul male finché godeva della collaborazione degli altri membri della tribù e aveva il coraggio di usare questo potere. Attraverso il coraggio del sogno, l’individuo poteva liberare le anime dal proprio corpo, in modo che potessero muoversi liberamente realizzando il loro potenziale e venire in suo aiuto quando egli ne avesse avuto bisogno. La paura fa rientrare le anime nel proprio corpo, dove restano paralizzate
. Per prima cosa, bisognava perciò combattere fino alla fine, da vinti o da vincitori. Poiché il coraggio è la principale arma contro il male, i Senoi imparavano ad affrontare il pericolo anziché fuggirlo. Se un bambino Senoi sognava un mostro che lo inseguiva, non scappava e si nascondeva, ma attaccava piuttosto il mostro combattendo fino allo spasimo. Seguendo questa semplice istruzione, i bambini erano in grado di governare i propri sogni e le relative paure, utile soprattutto nei momenti cruciali di passaggio, come quello della fase adolescenziale. Se in sogno il bambino moriva, ciò significava che aveva ridotto parte della forza dell’avversario e che sarebbe immediatamente rinato in un corpo migliore. La morte dell’avversario liberava invece un’enorme forza positiva che sarebbe diventata un amico di sogno, sul cui aiuto il sognatore avrebbe potuto contare in ogni avversità.
Se capitava che il nemico si arrendeva, il Senoi doveva allora chiedergli immediatamente un dono, in modo da trarre sempre un vantaggio dall’azione intrapresa. Quando il pericolo era rappresentato da qualcosa di inanimato, come il fuoco o l’acqua, i Senoi vi entravano senza paura e vi trovavano un dono. Poteva trattarsi di qualsiasi cosa: una poesia, un racconto, un dipinto, la risposta a un problema, un’invenzione, la capacità di fare qualcosa di nuovo.
Per i Senoi si rendeva quindi necessario assicurarsi il buon esito dell’avventura onirica. Se un bambino sognava di cadere, i genitori gli insegnavano a trasformare la caduta in un volo o ad atterrare in un luogo interessante e trovare un dono. Se un Senoi sognava di affogare, subito diventava capace di respirare sott’acqua. A livello sessuale, poi, l’appagamento nel sogno doveva essere raggiunto in modo libero e totale. Erano anche incoraggiati a raggiungere sempre l’orgasmo. Quale o cosa fosse l’oggetto d’amore, non aveva importanza: poteva essere un parente, la moglie di un amico, un animale o un oggetto inanimato. I Senoi credevano che tutte le immagini oniriche facessero parte dell’io e avessero quindi bisogno di essere integrate e amate.
I sogni dovevano inoltre essere comunizzati. Da quando il bambino iniziava a parlare, veniva incoraggiato a raccontare i sogni non appena sveglio, o a colazione, venendo per questo lodato dall’intera famiglia, che approvava i comportamenti corretti e insegnava a modificare quelli sbagliati. Anche i genitori cercavano di correggere i propri errori che emergevano dal sogno del bambino, dopo averlo collegato agli eventi del giorno precedente. Quando raggiungevano l’adolescenza, i bambini Senoi erano così liberi dagli incubi e prossimi ad assumere un ruolo adulto nell’ambito della comunità. Quindi, gli uomini, i ragazzi adolescenti e qualche donna andavano al consiglio del villaggio per discutere dei loro sogni. Discutevano il significato di ogni simbolo e situazione onirica, poi ciascuno dava la sua interpretazione e quando veniva raggiunto un significato su cui tutti concordavano, adottavano il sogno come proiezione di gruppo.
I Senoi esistono tutt’oggi, ma nel secondo dopoguerra subirono un drastico cambiamento, dopo che i comunisti invasero il loro territorio, costringendoli a spostarsi e a partecipare ad atti di violenza. Il loro grande coraggio li rese guerrieri straordinari. In seguito i Senoi tentarono di ristabilire il loro stile di vita tribale, non violento e basato sui sogni, ma l’introduzione del denaro come pagamento dei raccolti diminuì il bisogno di aiutarsi l’un l’altro. Questo, insieme al trauma precedentemente sofferto, impedì loro di tornare alla cultura di un tempo.
Questa cultura onirica, pur presentando aspetti fortemente interessanti, come la socializzazione del sogno e il suo utilizzo in funzione educativa, di rinforzo del legame comunitario e del complesso dell’io, oggi ci sembra però inadeguata, se non addirittura controproducente, allo sviluppo di una psicologia e di una società complessa che comprenda aspetti dell’io più evoluti e trascendenti il suo più immediato ed “egoico” piano di riferimento.
L’inconscio, che nel sogno si manifesta nei più diversi stati, eventi, oggetti o individui, è l’aspetto universale dell’essere, che deve potersi mantenere integro nella sua radicale alterità rispetto all’io, non completamente assimilato o sottomesso al medesimo, il quale, per trascendersi, deve viceversa poter essere messo in discussione, confrontare con la perdita, con la sconfitta e con la sua stessa negazione.
In questa prospettiva, quindi, non è sempre positivo, anzi non lo è affatto, che l’io, che nel sogno è rappresentato dallo stesso sognatore, esca sempre soddisfatto dalle sue imprese oniriche. Così, anche la paura si fa dono in vista di una nuova cultura degli affetti e del rispetto dell’altro.

© Baldo Lami

* Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 5, Milano 1999


Autore: Baldo Lami - data: 1999-05-07 tag: senoi

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