Ortodentro. Scultura di Giampietro Moretti
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Prima che diventasse Natura vivente
ordinata secondo un fine, il Genio creatore
ha scolpito nella mente dell’universo gli archetipi dell’orto,
per donarli all’uomo affinché ne potesse beneficiare
per la sua rigenerazione materiale e spirituale.
Piccolo e umile laboratorio di terra per una grande
trasformazione della natura secondo i suoi stessi principi,
come praticato nell’ars magna alchemica,
l’orto si colloca così agli albori della civiltà umana,
prima nel passaggio dal nomade allo stanziale,
poi nel passaggio dal crudo al cotto.
Adesso, nell’epoca in cui si è eclissato quel principio
su cui si fondava l’ordine dell’intero ecosistema,
Gianpietro Moretti scolpisce nel marmo botticino
con cura devozionale quegli stessi esemplari,
a indicare che il terzo passaggio di civiltà che l’orto
contiene nel progetto simbolico-evolutivo della sua immagine,
va ormai riconosciuto dentro di sé, come modello
di realizzazione interiore e strumento del fare anima.
Sorprendenti presenze animali, una tartaruga
e una leonessa, sono i discreti custodi della creazione.

Baldo Lami

Testo pubblicato nella monografia Giampietro Moretti Ortodentro, edita dal Comune di Rezzato in occasione della mostra a cura di Lillo Marciano allestita negli spazi esterni e interni di Villa Fenaroli a Rezzato, marzo 2014.


Autore: Baldo Lami - data: 2014-03-09 tag: giampietromoretti

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