Psicoterapia: al servizio dell’anima
di James Hillman
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La parola greca therapeia rimanda all’idea dell’accudire. Deriva dalla radice dher, che significa “portare, sostenere, reggere” e si ricollega al sanscrito dharma, “abitudine, tradizione” intese come “ciò che è portatore”.

Il terapeuta è dunque colui che porta e che accudisce, come fa il servitore (in greco: therapeutes, therapon, theraps). È inoltre colui al quale appoggiarsi, aggrapparsi, chiedere sostegno, giacché dher è anche la radice di thronos, “trono, seggio, sedia”.

Cogliamo in questa etimologia una delle radici della relazione analitica. La sedia dell’analista è davvero un trono possente, che costella la dipendenza e proiezioni numinose. Ma anche l’analizzando ha la sua sedia e nell’analista ha il suo servitore e insieme il suo sostegno.

L’uno e l’altro sono emotivamente coinvolti nel rapporto e la dipendenza è reciproca. Non si tratta tuttavia di una dipendenza personale, nei confronti l’uno dell’altro; piuttosto, è una dipendenza di entrambi nei confronti della psiche oggettiva, al cui servizio, nel processo terapeutico, essi si pongono.

Sostenendo, dando premurosa attenzione alla psiche e accudendola devotamente, l’analista traduce nella vita il significato della parola psicoterapia. Lo psicoterapeuta è, insomma, letteralmente il “servitore dell’anima”.


Brano tratto da Fuochi blu, di James Hillman, Adelphi, Milano 1996, p.114.


Autore: James Hillman - data: 2019-01-24 tag: psicoterapia, anima

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