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Associazione Fare Anima
Le antiche porte del sogno e la mission psicoanalitica
di Baldo Lami

«Per loro natura i sogni sono inesplicabili e portano messaggi difficili da interpretare, né ogni cosa si compie per i mortali. Due sono le porte dei sogni immateriali, una di corno e l’altra d’avorio; e quelli che escono attraverso l’avorio illudono, perché portano messaggi che non si realizzano, mentre quelli che procedono per la porta di polito corno compiono cose vere, ogni volta che un mortale li vede.»

Mi riferisco alla ben nota teoria della duplicità del sogno vigente in tutta l’antichità classica e che Omero, nel diciannovesimo libro dell’Odissea, ha così brillantemente sintetizzato facendola esporre a Penelope, essendo lei la “veggente” del sogno (delle oche e dell’aquila) raccontato a Ulisse, che nei panni di uno straniero suo ospite non le si era ancora rivelato al suo ritorno a Itaca.

Ora, è veramente curioso e stupefacente che i due principali artefici della psicologia del profondo, che con la loro sterminata produzione saggistica hanno dimostrato di possedere un background culturale veramente fuori dal comune, con un interesse spiccato e appassionato per il mito e l’antico, abbiano sorvolato su questo passo omerico che testimonia uno dei cardini più rilevanti dell’antica onirologia. Che conoscevano oltretutto molto bene. Chiaro segno di imbarazzo? Certamente. Ma a un secolo di distanza possiamo inferire il motivo profondo di questa apparente omissione. Occorreva compiere un tradimento, ma contemporaneamente un “incesto”, che solo a pensarci fa venire i brividi, perché avrebbe potuto avere ricadute incalcolabili per tutto il genere umano. Si trattava di tradire proprio quel grande amore, dire addio alla vecchia e cara tradizione e narrazione spirituale e mitopoietica dell’uomo e del mondo, voltare pagina. Ma nello stesso tempo compiere con lei un incesto simbolico, foriero di un passaggio evolutivo a dir poco epocale. Perché proprio da queste portentose radici hanno tratto il novus che premeva per essere liberato. E osare: riscrivere i processi della mente nella sua totalità, che poteva voler dire cambiarla per sempre.

Così, quasi avessero finemente accordato le loro menti sul passo da compiere, hanno operato la stessa scelta di campo, uniti, pur divisi, in una comune mission per fondare la nuova scienza delle visioni dell’uomo, che sono sempre impronte memorabili di civiltà: se l’antica onirologia intendeva occuparsi solo dei sogni esterni alla psiche (porta di corno), considerati veraci, la nuova onirologia avrebbe dovuto occuparsi solo dei sogni interni alla psiche (porta d’avorio), considerati tradizionalmente illusori, anche perché è da questa e solo da questa che provengono tutti i sogni, veraci compresi. Era tempo. Ma con un diverso spin tra di loro, polarmente opposto: non c’è divino che non possa essere ricondotto all’umano, in Freud; non c’è umano che non possa essere ricondotto al divino, in Jung.

Salvo ricreare la dualità delle due porte all’interno dell’opzione psichica. Infatti, non che i due insigni maestri non si fossero mai occupati dei sogni che sarebbero stati considerati uscenti dalla porta di corno, tra cui possiamo annoverare un’ampia gamma di eventi come i sogni telepatici, premonitori, iniziatici, precognitivi, diagnostici, prognostici, creativi, di guarigione, ecc. Tutt’altro. Jung in particolare li studiò lungamente identificandoli come “grandi sogni”, sogni archetipici o prospettici, poiché dovuti all’irruzione di un’immagine dell’inconscio collettivo a forte tonalità emotiva. A fronte dei sogni più comuni, quotidiani, sempre più frequenti in analisi, su cui l’opera terapeutica cerca di attuare il passaggio dal piano della metafora a quello del simbolo, unificante e potenzialmente trasformativo.

Ma anche Freud ha accennato a una funzione prospettica del sogno, oltre ad avere distinto i “sogni dal basso”, provocati dalla forza di un desiderio inconscio rimosso, dai “sogni dall’alto”, che sono connessi a idee o a intenzioni dello stato di veglia. Corrispondenti a un’importante divisione già fatta dallo stesso in precedenza tra i sogni derivati dall’Es e i sogni derivati dall’Io. Ma tutta questa grandiosa e variegata fenomenologia onirica doveva comunque essere di esclusiva produzione interna, nessun sogno poteva considerarsi totalmente esterno ed estraneo alla psiche. Nessun sogno mendace. Numerosi furono i vantaggi fino a tutto il moderno, che in altra sede ho chiamato neomitico, ma gli svantaggi hanno cominciato a farsi sentire con la postmodernità, cioè col postmitico.

Per cui, per affrontare il sottile ma potente e pervasivo vacuum del nostro tempo, bisognerà recuperare l’immagine dell’antico e quanto mai avveniristico portale onirico, rivalutando e risignificando la grande intuizione immaginale che l’ha creata riguardo il significato simbolico primo e ultimo di quel particolare vuoto, o mancanza, da cui provengono tutti i sogni, che sono di due tipi, come due sono le porte, in modo che non si con-fondano tra loro a tutto vantaggio dell’uno, l’identico, lo stesso, che in realtà è legione, ovvero l’Io, in cui l’Altro, che in realtà è funzione trascendente del vero Uno, sta collassando.

 


Brano tratto da Fantasma d’amore. Per una psicologia poetico-quantistica del profondo e dello spettro archetipico, Baldo Lami, Zephyro Edizioni 2017.

 

Autore: Baldo Lami - data: 2018-12-26 tag: sogno freud jung penelope ulisse
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